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sabato 7 luglio 2012

Noi la farem vendetta



Oggi 7 Luglio, data estiva destinata a pensieri vacanzieri o a fine settimana da trascorrere in luoghi non martoriati dal caldo e dalla umidità, ma questo giorno, per un reggiano, porta la memoria allo stesso giorno del 1960, nel quale vennero uccisi, dalle forze dell’ordine, 5 lavoratori e molti altri vennero feriti durante una manifestazione.
Io (qui in braccio a Mia Nonna Marietta) ero presente, ero nato circa un anno e tre mesi prima, nel pomeriggio, mia mamma mi stava portando ai giardini pubblici, abitavo in Pazza Prampolini e per arrivare in Piazza della Vittoria il tragitto era breve arrivati nei pressi dell'Hotel Posta dove lavorava mio padre iniziamo a sentire le prime urla e rumori forti e sordi, erano giorni che la città era sotto pressione.
Impressionati da questi eventi ci rifugiamo dentro all'albergo accolti da mio papa’ che stava già uscendo.
Siamo rimasti li per diverso tempo. Verso sera la città era deserta, le urla e gli spari avevano lasciato campo allo sgomento, alla rabbia e alla tristezza in alcuni anche alla disperazione. 
Diversi giovani giravano per il centro con i fazzoletti macchiati dal sangue delle innocenti vittime. 
 Ho parlato al plurale perché io c’ero e i racconti dei miei hanno permesso che oltre alla presenza fisica di un bambino di 1 anno o poco più si sia radicata una memoria consapevole.
Spesso quando ritorno a Reggio ripercorro quel tratto di strada, che da casa mia porta ai giardini pubblici, e con la mente vado ai racconti dei miei che mi descrivevano quella giornata, con la lettura del libro di Paolo Nori sono aumentati i racconti ed e’ cresciuta la rabbia.
Oggi si apprende la notizia che la Cassazione ha emesso il verdetto nei confronti dei poliziotti indagati alla Diaz durante il G8 di Genova, città’ che anche in quei giorni del 1960 ha patito.
Ma quanto tempo e' passato? Non si vuole vendetta, ma giustizia.

Mamma Anna e Papa' Franco



Fonti: Video Vento di Luglio, Figli dell'officina, molti racconti vocali.

lunedì 4 luglio 2011

Le due storie





















Queste due fotografie hanno diverse cose in comune: sono entrambe in bianco e nero, ritraggono persone e appartengono, grosso modo, alla stessa epoca, hanno quasi la stessa dimensione, ma la loro provenienza e’ diversa, almeno il loro giungere a me ha seguito strade diverse.
Una l’ho ritrovata all’interno del portafoglio di mio padre, l’altra l’ho recentemente acquistata su una bancarella ad un mercato dell’antiquariato. Un altro punto in comune: ora appartengono allo stessa persona.
L’elemento che mi piacerebbe analizzare e’ la storia dei personaggi ritratti.
In generale le fotografie servono a documentare, rappresentare e illustrare avvenimenti, sensazioni, stati d’animo, fermano un momento della vita. Spesso, però, viene dimenticata la storia che le immagini possono evocare a chi conosce la persona, in questo caso, e l’indifferenza che incontrano nei riguardi di chi non ha memoria della persona ritratta
Una delle persone ritratte nelle immagini che propongo e’ a me conosciuta, l’altra no, eppure entrambe hanno avuto una storia, una vita, un percorso, una rimane viva nei ricordi, l’altra cade nell’oblio.
In questo contesto, la storia della persona conosciuta ha una memoria, l’altra si e’ persa.
La prima foto e' della mia nonna Marietta (Maria), non era tanto alta, la mamma di mio papa', una donna molto vitale, arzilla, generosa e affettuosa. Aveva due occhi molto belli sempre attenti.
La seconda foto....., rischierei di fermarmi qui, vorrei darle una storia e non lasciarla ammuffire in un cassetto: Piero, lo zio di Armando, il vicino di casa quando abitavo a Reggio Emilia, la foto risale a quando il Caporale Piero faceva il militare, ha fatto gli ultimi 6 mesi di guerra, poi e' tornato a casa, per fortuna.
La Nonna faceva dei buonissimi capeletti, per Natale tutta la famiglia si ritrovava a casa sua, era una gran festa, il pomeriggio della vigilia ci portava, noi nipoti, a vedere un grande Presepio.
Piero e' tornato in fabbrica a fare l'operaio alle Reggiane e raccontava spesso ad Armando di quando era in guerra e guidava i camion, in pochi a quei tempi avevano la patente.
Forse ho dato una storia alla seconda foto. Vai Piero e vai nonna Marietta.